FAQ - le risposte di @CVVigorelli

Sul tema Vigorelli ci sono state rivolte spesso le stesse domande, o abbiamo dovuto rispondere in modo più o meno tecnico a delle asserzioni che riteniamo infondate, a volte false, ma che fanno da sponda alle tesi di chi vuol privare definitivamente della pista il Vigorelli.


FAQ (domande e questioni ricorrenti) - le risposte del @CVVigorelli

  1. La pista da 400m all'aperto non è omologabile per gare internazionali.
  2. Il progetto vincitore del Concorso Vigorelli prevede una pista smontabile da 250m.
  3. La pista del Vigorelli, ripristinata nel '97, è stata chiusa nel 2001 per scarso utilizzo.
  4. In Italia il ciclismo su pista è morto.
  5. A Milano non ci sono squadre cittadine ciclistiche in grado di gestire l'attività agonistica.

 

Domanda 1 Che senso ha salvare la pista del Vigorelli, visto che una pista da 400m all'aperto non è omologabile per gare internazionali?

  • risposta: Falso. L'obbligo regolamentare della misura di 250 metri riguarda SOLO ED ESCLUSIVAMENTE Mondiali e Olimpiadi.
    Il regolamento UCI in materia di velodromi lo dice chiaramente (pagg.83-84, art. 3.6.068): "La lunghezza della pista deve essere compresa tra 133 e 500 metri. La lunghezza deve essere tale per cui la somma di un numero di giri interi o mezzi giri arrivi a misurare la distanza esatta di un kilometro, con una tolleranza di 5 centimetri. Per i Mondiali e i Giochi Olimpici la lunghezza deve essere di 250 metri. Nell'interesse dello sviluppo del ciclismo su pista, l'UCI può concedere speciali deroghe ai Velodromi attualmente esistenti".
    Segnaliamo a riprova di questo il calendario internazionale UCI che nel 2013-2014 prevede solo 4 "eventi internazionali" in Italia: uno a Pordenone (velodromo Ottavio Bottecchia con una "3 giorni internazionale") e tre a Fiorenzuola d'Arda (velodromo Attilio Pavesi con la nota "6 giorni delle Rose"); entrambi i velodromi sono all'aperto con piste da circa 400 metri. Non vi figura invece l'unico velodromo italiano coperto con pista a 250 metri...

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Domanda 2 Perchè sostenete che il progetto vincitore del Concorso Vigorelli elimina il ciclismo, quando invece prevede una pista smontabile da 250m?

  • risposta: Falso. In nessun disegno del progetto vincitore appare questa fantomatica pista e nella relativa relazione si parla dichiaratamente di ex-Velodromo: ci sono tanti sport ma non il ciclismo su pista, nè tanto meno una pista smontabile.
    Anche volendo apportare questa "variante" al progetto, una pista smontabile sarebbe di difficile inserimento nella struttura e comunque insostenibile per tempi, costi e problemi di  montaggio/smontaggio logistica e stivaggio, non sarebbe utilizzabile con continuità (niente scuole giovanili o pratica continuativa team e amatori) ne' offrirebbe particolari vantaggi per i grandi eventi internazionali, giacchè le sole gare che richiedono una pista da 250 metri si svolgono di inverno e conseguentemente in velodromi chiusi (ad eccezione delle Olimpiadi che richiederebbero ben altro investimento sulla città). Anche se esistesse questa pista, quindi, sarebbe costosa e inutilizzata.

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Domanda 3 La pista del Vigorelli è stata già restaurata nel '97, ma il Velodromo ha dovuto chiudere nel 2001 per scarso utilizzo. Perchè 15 anni dopo le cose dovrebbero andare diversamente?

  • risposta: Falso. Il Vigorelli non ha chiuso al ciclismo per scarso utilizzo o disinteresse, tantomeno dei ciclisti. 
    I protagonisti di allora (Comune, FCI, MAPEI, comitato "Rimettiamolo in pista") si misero d'accordo su come coprire i costi di avvio, ma presto cominciarono a divergere su come l'impianto dovesse essere gestito e chi ne fosse responsabile, anche in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria della pista.
    Non vogliamo qui addentrarci in questioni politiche, osserviamo però che da allora il Comune non ha mai riaperto la struttura a pubblico e praticanti nonostante le pressanti richieste di questi ultimi.
    Oltretutto oggigiorno, rispetto a 15 anni fa, c'è una vera e propria esplosione della domanda di ciclismo, in Italia come nel mondo (vedi risposta a prossima domanda).

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Domanda 4 Che senso ha investire sul salvataggio di un Velodromo quando in Italia il ciclismo su pista è morto?

  • risposta: Falso. E' vero che il ciclismo su pista italiano, dopo i fasti del ciclismo mitico dagli anni '30 agli anni '60, ha subito la concorrenza spietata della strada per la maggior facilità di raccogliere sponsor e compensare meglio i ciclisti (vd intervista a Enzo Zanazzi) e che, nonostante abbiamo ancora avuto grandi campioni che provenivano dalla pista (Saronni) o che si sono espressi ad altissimo livello anche in pista (Moser), l'Italia non si sia ancora ripresa dalla parabola discendente. E' vero anche però che altri paesi, sia per motivi climatici sia per migliore disponibilità di impianti, si sono da tempo risollevati da questa crisi e hanno anzi costruito i loro attuali successi in pista e in strada partendo dalla pista (UK, Germania, Svizzera...).
    E stiamo parlando di atleti, ma oggi la domanda di allenarsi in pista proviene sempre più dagli appassionati: si pensi ai grandi numeri del ciclismo cicloamatoriale in Italia (solo per fare un esempio nel 2013: 12.500 partecipanti alla novecolli e 9.500 alla Maratona delle Dolomiti con richiesta di pettorali 3 volte tanto) o ai sempre più numerosi giovani metropolitani (milanesi inclusi) che si spostano oggi in città con la bici (spesso a scatto fisso, ovvero da pista).
    I velodromi ben organizzati e aperti a squadre, amatori e pubblico in Italia sono ancora pochi, ma quelli che ci sono hanno un'attività in crescita e assolutamente degna di nota; due esempi su tutti Fiorenzuola d'Arda e Pordenone. Non dimentichiamo infine che una città con 1,3 milioni di abitanti che salgono a quasi 7 milioni allargandosi all'area metropolitana è un bacino d'utenza (atleti, amatori, appassionati, ragazzi) ciclistico su pista potenzialmente enorme a tutt'oggi pressocchè inespresso, vista la mancanza di velodromi cittadini (i più vicini sono a Busto Garolfo (MI) e a Dalmine (BG), entrambi distanti oltre 30 km dal centro di Milano).

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Domanda 5 A Milano non ci sono più squadre ciclistiche attive, perchè mai bisognerebbe dedicare una struttura al ciclismo?

  • risposta: Falso. Le società ciclistiche milanesi con fiorente attività agonistica c'erano finchè c'era la pista per allenarsi e Milano stessa consentiva di uscire dalla città su strada coi ragazzi con rischio contenuto; se molte di esse hanno chiuso, ci sono però oggi diverse società ciclistiche in forte crescita (movimento amatoriale) che aspirano a riavere il settore giovanile: fra queste, tanto per citarne alcune, Ciclistica Squadra Corse, ISDC Team Pezzetti, MakakoTeam ASD, SC Genova 1913 ASD, Team Galbiati ASD, Team UCSA ASD, Team 99 ASD, Team Zanazzi, etc...
    In più, nuove e giovani squadre si stanno formando per il nuovo successo che in tutto il mondo sta riavendo il ciclismo su pista, anche a seguito della moda metropolitana delle bici a scatto fisso (quindi da pista) che ha portato tanti giovani anche in Italia ad avvicinarsi a questa disciplina e a frequentare i pochi velodromi disponibili.

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